Eivissa e le zone di periferia

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In questi anni non ho vissuto solo il centro di Eivissa ma anche le sue zone più periferiche che di solito vedono raramente la presenza di turisti.

Due sono i luoghi che mi hanno particolarmente colpito…

Su un muro di via Canarias de Vila, esiste un enorme e colorato murales, realizzato dagli artisti Jerom, Aída Miró e Twoflü, che ha come protagonista il volto di una donna anziana Catalina Juan, 92 anni, che indossa un vestito tipico.

Accanto all’immagine di Catalina sono ritratte altre due donne, di epoche diverse e anonime, che, nel complesso, costituiscono un grande murales che rivendica la figura femminile.

Era un mattino di giugno del 2014 o 2015, non ricordo bene. Verso mezzogiorno c’era un cielo terso e caldo, molto caldo. Avevo con me la macchina fotografica. Era una di quelle mattine infrasettimanali dove, per forza, devi sistemare alcune cose, sbrigare incombenze noiose che sembrano lontane anni luce dal concetto di viaggio, di esplorazione, di scoperta.

Una lontananza solo apparente ma correlata perché le cose fisiche sono propedeutiche a quelle metafisiche.

Salgo in auto e procedo indolente verso la periferia di Ibiza città in direzione dell’aeroporto.

Dopo una sosta per un caffè e una bottiglietta d’acqua in un bar con il bancone in metallo pesante e i tavolini e le sedie in plastica dozzinali, arrivo in una zona che non conoscevo.

Asfalto rovente, vecchi ferri arrugginiti che spuntano da muri in cemento armato mai finiti, furgoni che sfrecciano come Ferrari, ventole dell’aria condizionata che sembrano buttare nell’atmosfera tonnellate di calore come se non ce ne fosse già abbastanza e un odore misto di nafta e salsedine che non sembrava coerente con il posto.

Avevo l’impressione di stare in un porto ma non c’era il mare e nemmeno le navi.

Solo enormi rampe di quelle a forma di cuneo con le linee gialle in pendenza preludio di carico e scarico.

Zona di magazzini, di stoccaggio, di rimesse.

Poi, improvvisamente, dal nulla esce fuori una costruzione imponente, tutta bianca con le scritte sbiadite bruciate per chissà quanto tempo dal sole.

Bodegas del Puerto, c’era scritto.

Ne rimango affascinato.

Il parallelepipedo non sembrava avere un senso. Le sue linee terminavano sotto  una enorme tettoia, era come se non ci fosse una fine.

Bodegas del Puerto, suona bene.

Prendo la macchina fotografica, inquadro, scatto.

Bodegas del Puerto mi sa tanto di Spagna.

Il sole mi stava cuocendo.

Inquadro, cambio prospettiva e scatto.

Bodegas del Puerto. Immaginavo che il parallelepipedo stesse facendo una siesta e che la notte si rianimasse trasformandosi in un locale con  musica, persone, carne alla griglia e da bere.

Bodegas del Puerto, se mai dovessi aprire un bar a Ibiza lo chiamerei così.

Bodegas del Puerto, anche in mezzo al nulla della periferia di Eivissa percepiscono frammento dello spirito de la Isla.

Una curiosità. A Eivissa esisteva anche una placa de Toros dove si svolgeva la corrida. A Parlarne è Davide Traversa in questo articolo

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