Il senso del Blog

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Ha ancora senso, nell’era dei Social, avere un blog? Ho riflettuto a lungo su questo tema e dopo varie sperimentazioni sono arrivato alle conclusioni che leggerete in questo post arricchito da colui che, a mio parere, è il maggior esperto in Italia di blog e di blogging: Riccado Scandellari alias skande.

Ma prima vi voglio raccontare come ho iniziato a fare blog…

Era il 2011 e mi trovavo in un bar a Torino durante una pausa pranzo. In quel periodo stavo svolgendo un lavoro come addetto stampa nello staff dell’ufficio di comunicazione di un ente istituzionale.

Amo scrivere, adoro fotografare e leggere quindi, quella mansione, seppur inerente a un ambito che non mi entusiasmava più di tanto, la svolgevo volentieri e, durante la giornata,  non mancavano le gratificazioni e gli aspetti dinamici e positivi.

Tuttavia sentivo che mi mancava qualcosa, quel quid pluris che ti fa emozionare ed appassionare quando al mattino ti alzi dal letto e non vedi l’ora di iniziare la giornata di lavoro.

Stavo aspettando il mio pranzo quando iniziai a sfogliare distrattamente una rivista.

La prima pagina che aprii a caso raccontava la storia di Scott Schuman alias The Sartorialist.

Schuman può essere considerato il primo fashion blogger al mondo e più che i numeri che comunque erano impressionanti sugli utenti del suo blog che si traducevano in collaborazioni ben retribuite, rimasi profondamente colpito ed affascinato dalla sua storia personale dalla quale  il suo blog era nato.

Non ero nuovo al mondo dei blog e dei blogging.

Ho fin da bambino avuto un forte interesse per tutto quello che riguarda il mistero e nel 2007, assieme ad un amico giornalista, decisi di aprire un sito per mettere online tutto il materiale che avevo raccolto.

Ma come creare un sito online per questo scopo? Non ero un programmatore e non avevo un budget adatto da investire per pagare un professionista.

Così, un bel giorno, iniziai a girare vari negozi di computer alla ricerca di qualche software che mi permettesse di creare da solo un sito.

Trovai un programma e lo installai sul mio Pc iniziando, nei giorni successivi, a progettare la mia piattaforma (che decisi di chiamare Antromedia) e a caricare i primi contenuti su un dominio che avevo acquistato.

I risultati furono disastrosi, imbarazzanti. Dovevo caricare tutto con un procedimento lungo e tortuoso, la grafica e il layout del sito erano inguardabili e non funzionava mai niente.

Una sera, mentre stavo imprecando per caricare un’immagine che non ne voleva sapere di tenere le giuste dimensioni, ecco la grande scoperta: il blog.

Aprii il mio primo blog su Blogger di Google e poi, negli anni successivi, mi appoggiai a WordPress sia la versione .org che .com e iniziai ad appassionarmi e a studiare il mondo dei blog e del blogging.

Negli anni ho aperto e gestito vari blog su più temi. Mi sono divertito, ho conosciuto persone, ho smanettato parecchio.

Mi rendevo conto che il caricamento sul blog era semplice e chiaro, in più potevo vedere anche le statistiche: quante persone leggevano i miei contenuti, da dove si collegavano, cosa andavano a vedere.

Tornando a quella pausa pranzo a Torino, dopo aver letto quell’articolo, mi venne voglia di riaprire un blog. E lo aprii. Era un blog che parlava di viaggi enogastronomici: decisi di chiamarlo Terre di Gusto.

Con quel blog riuscivo a soddisfare un’esigenza fondamentale per me: scrivere e fotografare dando libero sfogo ai miei interessi e alla mia creatività in totale autonomia avendo anche un riscontro e una risposta da parte del pubblico. Una sorta di terapia che mi permetteva di rendere meno monotona la routine quotidiana.

Nel tempo ho letto e ascoltato le storie di varie persone che hanno aperto un blog basandosi sulla mia stessa esigenza e alcuni di loro, in piena crisi occupazionale, ne hanno anche fatto un lavoro non con un guadagno diretto ma utilizzandolo come biglietto da visita, trampolino di lancio, per collaborazioni, post publiredazionali o per lanciare prodotti tangibili come libri o corsi.

Poi arrivarono i Social. E qui si apre un universo a parte.

Lo confesso, negli ultimi anni, per un certo periodo di tempo, ho abbandonato il blog a favore dei Social, Facebook in primis.

Attenzione, non ho detto di aver abbandonato il blogging, ma il blog. Avevo, in altre parole, deciso di abbandonare la piattaforma Blog non la creazione, caricamento e diffusione di contenuti. Insomma il mio bloggare si era trasferito da WordPress alle pagine Facebook in una apparente gratificazione dovuta al consenso dei Like, dei commenti (che sui Social sono più numerosi perché immediati) e delle condivisioni.

Una bulimia mediatica che, mi accorgo ora, sembra essere stata solo apparente.

Sono tornato ad utilizzare il blog proprio grazie al Social che me lo aveva fatto abbandonare: Facebook.

Tutto questo non a causa del cambio di algoritmo sulle pagina Facebook che penalizza la diffusione organica ma a causa di alcuni messaggi che mi sono arrivati su Messenger.

Da circa un anno ho iniziato un diario su un luogo che amo particolarmente: Ibiza. Su questa splendida isola  delle Baleari sto facendo alcune ricerche storiche e culturali per mettere in evidenza l’aspetto che esula dallo stereotipo della vita notturna.

Ho così iniziato a caricare contenuti fotografici, video e testuali sulla mia pagina Facebook condividendoli in un gruppo community su Ibiza.

Ebbene, sono stato contattato più volte in privato da persone che mi chiedevano dove potevano reperire il materiale delle varie “puntate”. Questo perché su una pagina Facebook non esiste per ora la possibilità di creare un archivio immediatamente fruibile con categorie e tag come su un blog. I miei lettori sentivano e mi chiedevano di soddisfare questo loro bisogno.

A parte questo mi mancava il blog:

mi mancava il fatto di poter scrivere su uno spazio mio in totale autonomia

mi mancava l’andare a vedere le statistiche

mi mancava il blogging che è sempre stato un po’ la mia terapia.

Così ho riaperto un blog.

Con questo non sto dicendo che Facebook non sia importante, anzi è fondamentale soprattutto di questi tempi ed è vitale anche  per la vita di un blog perché ormai, parlo a titolo personale, la maggior parte delle visite arriva proprio da Facebook.

Però il blog ha un fascino e ritmi diversi.

Proprio grazie al blog ho conosciuto, per ora solo virtualmente, Riccardo Scandellari in arte skande, che considero sicuramente tra i maggiori esperti in Italia di blog.

Tempo fa ho chiesto a Riccardo un’intervista e lui, molto gentilmente ha acconsentito.

Premetto: abbiamo parlato di blog personali o blog che comunque trattano argomenti come: travel, food, fashion, fotografia, non di blog aziendali.

Ecco che cosa ho chiesto a Riccardo Scandellari e cosa mi ha risposto:

Viviamo in un mondo Social dove i contenuti sembrano essere fruiti dagli utenti solo su piattaforme come Facebook e Instagram solo per citare i più grandi. Ha ancora senso avere un Blog?

Mai come ora ha senso avere un Blog. Questa piattaforma ha la caratteristica unica di incrociare la domanda latente con quella percepita ed ha la possibilità di tenere agganciati i lettori con svariate tecniche di remarketing e notifica. Non esiste una piattaforma che mi convinca di più al momento.

Quali sono le caratteristiche che un Blog ha e che i Social non hanno?

Il Blog trasmette percezioni diverse, un post su questo medium è visto come maggiormente autorevole da chi lo legge rispetto ad un post su Facebook e ha la possibilità di incrociare la domanda sui motori di ricerca. Solo un pazzo pensa di informarsi leggendo la newsfeed di Facebook.

Due tra gli elementi più importanti che determinano il successo o meno di un blog sono: passione e costanza. Come si traducono in un blog questi due elementi ?

Il Blog è un contenitore di contenuti, all’inizio non hanno molta visibilità e serve tempo per posizionarsi e crearsi un pubblico. In questo lasso di tempo serve tanta determinazione e passione, pochi riescono ad insistere e pubblicare anche a fronte di scarsi risultati. I primi mesi sono i più duri.

Ricordi qual è stato il tuo primo approccio con il blog e il tuo primo post?

Ricordo che ho creato moli contenuti disordinati e sgrammaticati, meglio non ricordarle certe cose.

Potresti raccontare qualche aneddoto curioso, insolito o divertente che ti è capitato durante la tua carriera di blogger ?

Tutti i giorni accadono cose divertenti. Persone che vorrebbero che parlassi di loro e della loro azienda, altri che si arrabbiano perché pensano che stai scrivendo di loro e tu non sai neppure chi sono, o gente che ti copia e incolla brutalmente i contenuti spacciandoli per loro.

Consiglieresti un Blog come “terapia” e se sì che indicazioni ti senti di dare?

Il Blog non è una terapia, ma un grande stimolo alla crescita personale sì. Per scrivere sempre cose nuove devi prima studiarle e informarti. Quindi hai l’obbligo di restare aggiornato.

Max Gazzè in una canzone dice “Una musica può fare” e io ti chiedo “un blog può fare”?

Un Blog non può renderti ricco, ma farti lavorare sì. Se sai fare qualcosa di utile e sai raccontarlo devi avere un Blog.

Riccardo ha recentemente recentemente pubblicato Rock’n’blog un libro ricco di informazioni efficaci e spunti di riflessione interessanti.

No, non è una marchetta o pubblicità occulta perché, primo Scandellari non ha bisogno che gli faccia pubblicità io e, secondo, il libro l’ho letto ed è veramente utile e interessante se no non l’avrei menzionato.

Buon blogging a tutti

3 pensieri su “Il senso del Blog

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