Ma Sant Mateu d’Aubarca Ibiza

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Ho (ri)scoperto negli ultimi mesi questo piccolo villaggio, sperduto nel nord della isla, in quella regione geografica che viene chiamata Es Amunts e che racchiude la Ibiza più autentica e semplice.
E più semplice di così non può essere questo piccolo pueblo costituito da una chiesa, due ristoranti e un pugno di case sparse per la valle, famosa per essere la zona di Ibiza dove si produce il vino.
Ma Sant Mateu d’Aubarca (questo il nome originale in eivissenc) racchiude una delle baie più inaccessibili di tutta l’isola: Cala d’Albarca…


Questa enorme baia a forma di U, con pareti di roccia alte fino a 300 metri, mi ha sempre affascinato e le vie per accedervi non sono assolutamente semplici.
E ho iniziato così, quando avevo un attimo libero, a esplorare la zona.

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Per me é un qualcosa di davvero rituale ormai prendere l’auto, allontanarmi dal caos di Eivissa, vedere il traffico diradarsi sempre più fino a Santa Gertrudis, poi ancora meno sulla strada che porta, in mezzo ai campi, a Sant Mateu. E qui decidere quale lato di Cala d’Albarca avrei esplorato quel giorno. Il lato ovest con i suoi resti storici di misteriosi insediamenti perduti o il lato est, con impressionanti spettacoli della natura.
Il mio primo giorno di esplorazione, in una mattina di inizio giugno afosa e nuvolosa, partì dalla zona ovest, su un sentiero abbastanza noioso e lungo, al termine del quale spuntai su un mirador (belvedere) con una vertiginosa caduta libera.

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Sentii una strana energia negativa in quel punto e non ci rimasi per molto. Scoprii al mio ritorno, facendo alcune ricerche, che quel luogo si chiamava Es Alls, da dove pare furono lanciati nel vuoto gli ultimi arabi di Ibiza.
La volta successiva non organizzai molto il percorso e cercai di farmi guidare più dal mio istinto che dalle mappe o dai percorsi che avevo. E, come capita spesso, l’isola ti ricompensa con sorprese meravigliose quando decidi di lasciarti trasportare dal suo flusso. Mi avventurai su sentieri poco battuti della parte ovest, scoprendo dei belvedere pazzeschi su una cala che non conoscevo, chiamata Cala d’en Sardina.

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La terza e la quarta volta decisi di esplorare la zona ad est, più frequentata specie in alta stagione. Nella prima «spedizione» presi il sentiero che conduce a un luogo di cui avevo tanto sentito parlare, «la cueva de la luz», una fossa naturale nella roccia da cui entra acqua del mare e la luce del sole la colora di un azzurro intenso. Purtroppo la discesa, il caldo e la mancanza di tempo mi fecero desistere prima di arrivare alla meta. La seconda fu la più entusiasmante, scesi fino all’incredibile ponte di roccia e poi giù fino al mare, un posto davvero unico. Infine nel mio quinto viaggio, ebbi la fortuna di incontrare una coppia di ragazzi, che ho dedotto essere molto esperti della zona, ed ho finalmente raggiunto i resti del misterioso insediamento di Tor d’en Lluc e un mirador incredibile sulla Cala.

I due ragazzi, che andavano rapidi come scoiattoli, li ho persi di vista e mi rimane il mistero di dove stessero andando. O meglio, un’idea ce l’ho….ma sto aspettando l’arrivo dell’amico Gianluca per andare alla scoperta di quello che pare essere il luogo più inaccessibile di questa zona. E forse dell’isola intera.

Davide Traversa

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