Pillole di Ibiza magica

DSCF4416

Informazioni brevi ma essenziali  tradotte dal libro  Eivissa Mágica di Carlos Garrido a cura di Davide Traversa

Isole Pitiuse, fu un none dato dai greci. Sono molto diverse da Maiorca e Minorca.
C’è qualcosa di africano in questa terra.
«questo posto é come l’Africa, senza essere Africa (Pániker).
Vila é come gli eivissenc chiamano la città
Il famoso urlo UC, sul quale bisogna approfondire
Ibiza sotto il segno dello scorpione, come dice Mariano Plannels
Yabisah, il nome dato dagli arabi a ibiza, pare significhi «secca», per il fatto che non piove quasi mai. Però quando succede, lo fa senza mezze misure, con diluvi veri e propri che trasformano le strade in torrenti
Il poeta Maria  Villangómez, una delle grandi figure della letteratura ibizenca
Libro di Enrique Fajarnés Cardona: «Lo que Ibiza me ispiró»
Eivissa é la città più antica dell’arcipelago balearico. Fondata da un gruppo di Fenici provenienti dall’area dello Stretto di Gibilterra a metà del VII secolo a.c. Questo primo insediamento, che sicuramente occupava il luogo dell’attuale castello, venne rinforzato da una popolazione proveniente dalla stessa Cartagine nell’anno 654 a.c., in accordo con la data che fornisce Diodoro Sículo. Questo storico fu uno dei primi a descrivere l’isola.
A quel tempo la città si chiamava Ebusus.
I punici chiamarono queste isole “Iboshim”, isole di Bes o isole degli adoratori di Bes.
Nel V e IV secolo raggiunse un momento di grande splendore arrivando a 5-6000 abitanti (molti in un’epoca dove la città più grande della penisola Iberica, Cadiz, ne contava 4000).
Maiorca e Minorca all’epoca erano ancora nell’era talaiotica, popolazioni di origini primitive e arretrate. La cosa strana inoltre delle Isole Pitiuse, è il fatto che non si trovino resti né del Neolitico né dell’età del Bronzo.

Unici casi sono i resti rinvenuti nella famosa grotta a cui si accede con la scala di ferro, chiamata “Avenc des Pouàs”  (http://www.eeif.es/veus/Pouàs-avenc-des/ ). Un sito che devo ancora visitare e documentare.Punico: relativo all’antica città di Cartagine e ai Cartaginesi
Fenici: antica popolazione di commercianti, con base nel Mediterraneo Orientale, le cui città più importanti facevano parte dell’attuale Libano.
Quindi pare che prima a Ibiza arrivarono i fenici e poi i Punici dalla vicina Cartagine (vicina all’attuale Tunisi)

Una targa in una casa di piazza del mercato vecchio, ricorda la nascita di Joan Castelló Guash, gran folklorista e narratore di saperi popolari.
Il Portale di Ses Taules. Sulla scalinata era solito dipingere Antoni Marí Ribas “Portmany”, il grande pittore ibizenco.
Il recinto murario fortificato, il migliore del Mediterraneo dopo quello di La Valletta, è opera di Giovan Battista Calvi e Jacobo Paleazzo “el fratin”
Il recinto di archi che si apre non appena varcata la soglia è il corpo di guardia, che fu anche luogo di un primo mercatino negli anni degli hippies (si vede anche nel film che ho visto su youtube: «Cuentame. Ibiza: paraíso y purgatorio»).
Qui inoltre ci fu un periodo in cui vissero famiglie molto povere, come citato anche da Villangómez. Passato il secondo portale, dove anche qui vi è una statua romana senza testa, il muretto finisce con una famosa pietra chiamata  “Es Piló”, spesso citato come luogo per incontrarsi
Isidoro Macabich, la figura più importante della letteratura ibizenca
«La isla blanca» per il bianco delle sue case che spicca su tutto. La coniò questa espressione Santiago Risiñol
Calle Ignasi Riquer 6 en Dalt Vila dove visse la scrittrice neozelandese Janet Frame
Calle Santa Maria 8 é dove vissero il pittore Frank el Punto e sua miglie Ingeborg. Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1972, la moglie aprì un teatro delle marionette nella loro casa. Qui venne uccisa il 28 luglio 1976, a colpi di macchina da scrivere. É conosciuto come «il delitto delle marionette». Si dice anche che El Punto avesse contatti con importanti figure tedesche e con ex nazi che vissero a Ibiza un rifugio dorato dopo la seconda guerra mondiale.
Il sottosuolo del.mirador e della cattedrale sono un vasto cimitero dei secoli passati.

Calle de la soledad e la leggenda della strega. Al finale della Calle, appena prima che si giri per arrivare alla casa dallo strano battacchio, si trova un edificio abbandonato che era l’ospedale civile, abbandonato poco prima della Guerra Civile. Era separato per sesso maschile e femminile. A riguardo c’è una curiosa e piccante storiella.(NOTA:non l’ho tradotta, se valuti possa esserti utile lo farò. Sono riuscito a passare per la via della Soledad che hanno parzialmente riaperto: ebbene é davvero inquietante. Vicky, che é molto sensibile a questi luoghi, ha voluto subito che ci allontanassimo. L’ospedale civile é davvero inquietante, chissà dentro)

Il Castello di Ibiza, di cui si vede una parte rifatta in architettura moderna al lato della Cattedrale e che continua dietro dove si trovano i vari Baluardi. Fu utilizzato dall’esercito spagnolo e durante la guerra civile. Ceduto all’Ayuntamiento di Ibiza nel 1972. C’è qui un tunnel chiamato «del Soto Fosc» dove c’è una storia di fantasmi, cheavevo già inviato.

Cappella di San Ciriac, nasconde una cavità profonda dove, secondo la leggenda, uscirono i cristiani nella battaglia vittoriosa contro gli arabi dell’8 agosto 1235. Ancora oggi é festa l’8 agosto, patrono di Eivissa. In realtà la conquista cristiana aprì un periodo nefasto e oscuro per l’isola, rispetto ai fasti dei fenici, dei cartaginesi e degli arabi (i romani entrarono in punta di piedi sull’isola e non lasciarono grandi tracce). Una tradizione di questa data é «Sa Berenada» una sorta di grande merenda all’aperto nella spiaggia del Puig des Molins, alle spalle di Dalt Villa.

Gli ebrei a Ibiza non furono mai perseguitati (cosa che avvenne in maniera tragica nelle vicine Maiorca e Minorca). Ibiza era molto tollerante.

La sede degli uffici del Sindaco (presumo parli di Can Botino) si chiama anche Casa del Rey Moro e proprio qui nasce una storia di uno dei fantasmi più famosi della città vecchia. Purtroppo il libro non la approfondisce e su internet non ne ho trovato traccia.

Il Portal Nou e il patibolo. Dalle mura venivano impiccati i condannati a morte

Bar Estrella (nel porto di fronte al Monumento ai Corsari) è un posto storico dell’isola

Puig des Molins.
Il mulino dove si rifugiarono, prima di trasferirsi nella grotta di Playa d’en Bossa, il famoso poeta spagnolo Rafael Alberti e la moglie Maria Teresa Léon.
La casa chiamata “La Falaise” dove abitò il famoso falsario Elmyr d’Hory, protagonista della mitica pellicola “Fake” di Orson Welles. Fu uno dei personaggi mitici degli anni 60 e 70. Si suicidò nel dicembre 1976 con una dose di barbiturici nella sua casa di Can Mestre, San Josep, dopo aver saputo che stava per essere estradato in Francia

La necropoli, una delle più grandi del Mediterraneo.

Il podeco ibizenco, il mitico cane di derivazione egizia, importato dai fenici

Il dio punico Bes, una sorta di «divinità domestica», rappresentato come un nano dalle forme strane e sempre predisposto a ridere. Pare infatti che nella cultura religiosa punica, la risata fosse una cura contro gli spiriti maligni. É la divinità da cui Ibiza trae il suo nome. É di derivazione egizia e la sua adorazione era molto diffusa anche in Sardegna e in Corsica (in quest’ultima esiste un paese chiamato Evisa). È legata a Bes anche la credenza che la terra ibizenca respinga i serpenti e gli animali pericolosi in genere.

Ses Feixes, la zona paludosa alle porte di Ibiza, con i suoi portali bianchi dallo stile egizio

Puig d’en Valls e i ritrovamenti archeologici del 1906. Una fortezza con un numero esagerato di cisterne, una delle quali conteneva 10 scheletri in perfetto stato di conservazione. Carlos Román parla anche di un enigmatico “tempio sotterraneo”, del quale però non si hanno più informazioni.

Le tre “ex isole” ovvero Illa Plana, Illa Grossa e Illa de Botafoch. Anche nella Plana furono ritrovate antiche tombe. Fu anche il luogo dove si lavorava la porpora, uno dei materiali più pregiati rivenduti poi dai fenici. Illa Plana fu inoltre un luogo maledetto. Fu infatti usato come cimitero di persone riscattate dal mare e come cimitero durante l’epidemia di peste nel Medioevo.

La montagna sacra: Cap des Llibrell, sulla cui somma fu scoperto (solo recentemente) un antico santuario punico. Un promontorio maestoso, scelto probabilmente per essere più vicini al divino. Curiosamente l’unica strada per accedervi è un strada sterrata che parte dall’ultimo hotel della collina di cala Llonga. Iniziata per una zona residenziale che mai si costruì. Ci sono due cime, la più alta Puig de Ses Torretes, al lato del sito archeologico e Puig Castellar. È probabile che il nome Puig de ses Torretes faccia riferimento a due enormi ceppi calcarei che troneggiano nella parte rivolta al mare: “I giganti che guardano a levante”. La presenza di queste due rocce è un’altra delle possibilità del perché scelsero questo sito per un tempio. Esistono molte leggende che parlano di una rete di tunnel sotterranei:
1) In uno di questi pozzi naturali, l’ultimo re dei mori nascose la sua corona prima di imbarcarsi per scappare in Africa. Ovviamente il valoroso uomo che la incontrerà, godrà di una ricchezza eccezionale.
2) un pescatore, inseguito dai pirati, si rifugiò in un anfratto ai piedi di Cap des Llibrell. Da li, attraverso una rete di cunicoli, riuscì a raggiugere la cima della montagna e a scappare dai pirati.
Lo scrittore José Clapés ha anche scritto un racconto ambientato qui chiamato “El agujero del Castellà”.
Ai piedi del buco che rappresenta il “Camino” dei tunnel, si trova una cisterna punica molto ben conservata

La Cueva di Es Culleram. Come nella cueva des Regals, anche qui nel XIX secolo si fabbricava illegalmente una moneta chiamata la “cinquena”, fatto a cui seguì una dura repressione delle autorità che portò alla detenzione di quasi 100 persone nel 1818. Leggende popolari attribuiscono a questa grotta poteri straordinari.

La Sabina (Savina in spagnolo) é l’albero più rappresentativo delle Isole Pitiuse.

«Uc» é il nome di un tremendo grido di origine contadina, formato per rapide inflessioni gutturali. Macabich lo descrive come «un grido giubiloso, che degenera spesso in provocazione, in quanto con questo grido si chiamano i giovani a grandi distanze, rivolgendosi spesso parole non proprio affettuose»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...