Fantasmi a Ibiza, leggende e superstizioni sulla morte

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Il fantasma della grotta del Babaluet e nella zona del Baluarde di Santa Lucia.

Un articolo di Davide Traversa basato sulla traduzione di una storia, ambientata nella necropoli punica di Puig d’es Molins e citata sia nel libro «Eivissa mágica» di Carlos Garrido che in «Leyendas y superstición de Ibiza» di Michel Ferrer Clapés e un capitolo del libro “Eivissa magica” di Carlos Garrido.

Il fantasma della grotta del Babaluet

Una famiglia araba si nascose in una grotta nella zona della necropoli punica di Puig d’es Molins, a seguito della conquista cristiana dell’isola. Fino a che un giorno fu scoperta da un giovane soldato che si innamora della figlia maggiore. Alla fine la giovane donna viene assassinata per evitare il matrimonio con l’infedele. Da allora si racconta che lo spirito della giovane appaia alcune notti all’anno a quelli che osano passare davanti alla grotta di Babaluet.


Fantasmi nella zona di Baluarde di Santa Lucia

Il Baluardo di Santa Lucia ci appare oggi come uno dei migliori “mirador” sul porto, un luogo dove vengono celebrati Festival e Fiere. Nulla lascia presagire che nasconde un oscuro passato.

Alle pendici del Baluardo si trova l’edificio che secoli fa ospitava la polveriera e che fu teatro di un drammatico scoppio dovuto a un fulmine che lo colpì in pieno e che provocò 15 morti. Lo storico ibizenco Isidoro Macabich racconta a tal proposito questa leggenda :

due artiglieri maiorchini si trovavano quella notte all’interno della polveriera giocando a carte, quando udirono dietro alla porta le grida di lamento di una capretta. Vista l’insistenza dell’animale decisero di aprirgli e di dargli rifugio. L’animale si accovaccio in un angolo e dopo poco si addormentò.Ma poco dopo, i due artiglieri videro qualcosa a cui stentarono a credere. Il capretto si era trasformato in un caprone che, fermo sulle 4 zampe, cresceva e cresceva. Aprirono la porta invocando alla Vergine. Una vecchia che salì in quell’istante sul balcone per tirare briciole, lo vide passare a grandi salti, alto come un mulo, sollevando scintille con i suoi martellanti zoccoli e un alone di luce verde”.

Pare inoltre che, come scrive Joan Castellò Guash in un opuscolo dedicato alle superstizioni ibizenche, che tutta la zona ai piedi del Baluardo di Santa Lucia fu una zona di streghe e fantasmi. Pare che una di queste apparizioni sia avvenuta nel febbraio del 1952 proprio mentre Guash scriveva l’articolo.

In Ibiza, come in Maiorca, questo tipo di fenomeni sono conosciuti come “sortir por” (letteralmente : uscire dalla paura). Il fantasma, folletto o fenomeno spaventoso viene chiamato direttamente “sa por” (la paura).

Un’altra storia molto conosciuta, raccontata sempre da Macabich oltre che da molti altri personaggi ibizenchi, ha per protagonista un uomo che viveva vicino a Sa Carrossa, la piazza dove oggi si trova proprio la statua dello storico ibizenco Isidoro Macabich.

Una notte d’inverno, un uomo stava facendo ritorno alla sua casa di Dalt Vila, avvolto nel suo pesante cappotto e respirando profondamente. Veniva dalla zona di Figueretas e durante il cammino aveva incrociato una donna alta, vestita di nero, quasi a lutto e con un velo sulla testa che le faceva intravedere solo i suoi occhi brillanti come vetro. L’uomo aveva molta fretta e aveva affrettato il passo, attraversando il Puig d’es Molins e arrivando in poco tempo al Portal Nou. Per questo si sorprese quando vide, poco davanti a se, la stessa donna che stava entrando nell’Alameda (quella che oggi è il Paseo di Vara de Rey). Che cammino aveva mai preso per essere davanti a lui? L’uomo non si fece molte domande e continuò fino alla Marina quando, vicino alla Chiesa di Sant’Elm, si ritrovò di nuovo di fronte alla donna. Non poteva credere ai suoi occhi. La donna, come un’ombra uscita dalla parete, scivolava ora per le viuzze di Sa Penya. L’uomo imbocco quindi la salita che conduce alla Porta de Ses Taules, ma nella sua testa iniziava ad avanzare la paura. Sentiva come una presenza alle sue spalle. Entrato a Dalt Vila, con il sudore che già gli correva sulla fronte, si voltò di scatto ma non vide nulla. I suoi passi risuonavano sul selciato e si vedevano solo alcune ombre di persone lontane. All’arrivare a Sa Carrossa, gli si gelò il sangue nelle vene. La donna era lì, camminando stancamente per la salita, con la testa grave e inclinata. Perduto ormai il senno, l’uomo la sorpasso affannosamente e con passo scomposto, superò il Baluardo di Santa Lucia e arrivò alla sua casa, al lato della chiesa di Santo Domingo. Estrasse la chiave dalla tasca ed ebbe la malsana idea di voltarsi indietro proprio sulla soglia di casa. La donna era lì. Quasi impazzito dal terrore, entrò in casa correndo nel corridoio, corse al suo scrittoio e, nel mezzo della sala, ferma e immobile, come un incubo, quasi un’ossessione, ancora la donna. Immobile silenziosa. Dicono che l’uomo aprì furiosamente un cassetto, estrasse una pistola e sparò due colpi. Dopodichè cadde svenuto al suolo”.

Si dice che ancora molto tempo dopo, i suoi eredi mostravano agli ospiti della casa i due fori di proiettile.”

Uno strano fenomeno, fatto di mulinelli di polvere, somiglianti a esseri invisibili e in perenne conflitto con se stessi, sono conosciuti con il nome ibizenco di “remolins de bruixa” (mulinelli delle streghe).

Poco più in là del Baluardo di Santa Lucia, si trova il Convento di Santo Domingo e l’adiacente Plaza d’Espana. Questa piazza tranquilla, con un mirador meraviglioso su Sa Penya e Formentera, è sempre stato uno dei posti preferiti dei suicidi. Come quello tragico di una ragazza di sedici anni che si lanciò da qui il 12 dicembre 1927. Il suo corpo fu trovato nella sottostante Baix de sa Penya. Brillava al sole e il mare era calmo. Al lato il fratello Alejandro, seduto sulla spiaggia, con la fronte tra i pugni..

Dalla piazza parte un tunnel che fu costruito durante la guerra civile spagnola come rifugio antiaereo e poi ampliato per arrivare oltre le mura, nella zona da dove parte un altro tunnel .

Tutta la zona del Soto, che si estende sotto le mura, piena di grotte e antri, fu usata come rifugio degli hippies negli anni 70.


La notte dei defunti era una data nella quale esistevano regole e superstizioni da seguire. Per esempio era proibito compiere azioni peccaminose. La pena per i pescatori che non avessero seguito questo avvertimento era quello che avrebbero pescato quella notte spaventosi teschi. Allo stesso modo, i pastori che uscivano per i campi in quella data nera correvano il rischio di trasformarsi in “Pastorells”, fantasmi fosforescenti e ululanti che avrebbero vagato eternamente per i campi.

Un’altra data considerata “nera” era il 10 luglio, San Cristoforo. In questa data nessun ibizenco osava bagnarsi in mare in quanto era credenza comune che il mare avrebbe fatto almeno una vittima, affogata o dispersa.

Era inoltre considerato di mal augurio celebrare un funerale di venerdì, già che così facendo, qualcuno dei vicini sarebbe morto quello stesso anno.

Una strana storia riguarda il cimitero di San Francesc de s’Estany: la terra adiacente alle saline aveva proprietà strane. Pare infatti che i corpi dei defunti rimanevano tesi, secchi e non si disfacevano. Cosa che portò alla demolizione del cimitero. Ancora oggi infatti la piccola chiesa non ha cimitero.

Per secoli inoltre i morti venivano sepolti dagli ibizenchi nella propria casa e, in caso di aborto, il feto veniva sepolto nel suolo della cucina. Fu così che si vennero a creare le “casas de por” (in eivissenc : case della paura) ovvero sorta di case infestate che rimanevano poi impossibili da vendere in quanto di notte questi spiriti facevano la loro comparsa.

Un caso apperve anche recentemente sul Diario de Ibiza del 6 ottobre 1992. Due hotel di Es Canar sono infestati da fantasmi, assicura il figlio del direttore dell’hotel. Racconta infatti di come una notte prima dell’apertura, si fermò a dormire nell’hotel e notò che in una stanza c’era un’anziana signora con una vestaglia bianca. Li per li non diede molta importanza all’episodio pensando fosse qualche personale di servizio o un cliente affezionato a cui era stata concessa la camera prima dell’apertura. Il giorno dopo comunicò la notizia al padre che negò che ci fossero state persone nell’hotel e iniziò a diventare bianco e a tremare e non ne volle sapere di controllare. Il figlio scoprì poco dopo, grazie al personale dell’hotel, che in quella stanza ‘anno precedente era morta una signora inglese. Secondo quanto racconta sempre il figlio del direttore, gli hotel sono costruiti sopra i resti di un antico cimitero punico. Lui stesso infatti ha ritrovato monete dell’epoca di Claudio e altri resti risalenti a quell’epoca. Pare che nelle notti prima e dopo la stagione estiva, si sentano rumori spaventosi provenire da quel luogo.

Il libro riporta questa storia raccontata da Rolph Blakstad :

Il Corano dice: “Non fare maledizioni con nodi di corda”. Un giorno un’anziana signora di Pou d’es Lleo mi raccontò questa storia: una strega stava passeggiando per la spiaggia con suo marito, discutendo animatamente. Arrivò al punto di maledirlo per due volte e l’uomo cadde al suolo sulla spiaggia. Quattro o cinque amici pescatori videro la scena da lontano e si avvicinarono immediatamente per aiutarlo ad alzarsi. Però la loro sorpresa si trasformò nel timore di una superstizione quando videro che non erano capaci di alzarsi. L’uomo rimase fino al mattino dopo steso sulla spiaggia, quando alcune donne convinsero la moglie a farlo rinsavire. Allora la donna estrasse dal corpetto un fazzoletto pieno di nodi e iniziò a disfarli, fino a quando finalmente il marito potè sollevarsi.

Questa tradizione è chiaramente pre-islamica.

Fajarnés Cardona, Don Enrique, cita di tanto in tanto nei suoi scritti tre streghe molto popolari in passato: na Pepa Bots, na Lluenta e na Tomasa. Quest’ultima aveva l’abitudine di ruggire, tanto che si dice che tale verso orrendo si moltiplicò a dismisura quando si trovava nell’ Hospitalet in punto di morte. Tra i terrificanti spasimi della donna, il personale dell’ospedale era terrorizzato e tutti si misero a pregare interi rosari per tutta la notte, coprendosi le orecchie per non ascoltare gli orrendi ruggiti e le maledizioni della vecchia.

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