Il faro maledetto a Ibiza

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Nonostante con l’avvento di internet, alcuni luoghi, che una volta erano sconosciuti, sono adesso alla portata di tutti, si riescono ancora a scoprire posti inesplorati che celano storie perdute e affascinanti.

Tempo fa avevo scoperto dell’esistenza di un vecchio faro abbandonato, nella penisola di Punta Grossa, alle spalle di Cala San Vincente…

Un luogo di difficile accesso, in quanto il sentieri per arrivarci é quasi del tutto scomparso. Scopro quindi che c’è un gruppo che organizza un’escursione in quel luogo e decido di unirmi. La strada per arrivarci é davvero impervia: un sentiero a mezzacosta, stretto e a strapiombo sul mare, con alcuni passaggi dove è necessario attaccarsi alla roccia per non cadere nel vuoto. Lo spettacolo però che si apre dopo questo sentiero è unico: una remota penisola con un faro ancora in buone condizioni esterne e una vista splendida su luoghi completamente vergini e sull’isola di Tagomago.

La guida ci spiega le poche informazioni disponibili sul Faro: fu costruito a fine 800 ma restò in funzione solo pochi anni. Negli anni 20 infatti fu abbandonato in quanto la sua posizione fu ritenuta inadatta. Le barche infatti rischiavano di non vedere l’isola di Tagomago e di schiantarsi contro. Inoltre la posizione troppo remota non ne favoriva l’utilizzo. Fu quindi abbandonato e posto nel dimenticatoio e al suo posto fu costruito l’attuale faro dell’isola di Tagomago. La storia non mi colpì molto e anzi rimasi un po’ deluso. Ma ancora non sapevo che la magia dell’isola non avrebbe tardato a manifestarsi.

La settimana scorsa un caro amico è venuto a trovarmi dall’Italia e ho deciso di portarlo a fare un giro sulla collina di Cala San Vincente. Convinto di prendere la strada giusta, sbaglio strada e mi ritrovo in una remota urbanizzazione. Poco male, decidiamo di avventurarci ugualmente in cerca di qualcosa di interessante. E qui la magia dell’isola inizia a manifestarsi in tutta la sua potenza. Troviamo un sentiero che scende in mezzo al bosco, quasi seminascosto e poi una scalinata. Penso che quest’isola non finirà mai di sorprendermi. Ma non avrei mai pensato fino a questo punto. Scendendo infatti troviamo una grotta enorme, dalla struttura strana, fatta di lastroni di pietra che sembrano tagliati dalla mano sapiente di uno scultore. Restiamo senza parole. La vista dalla grotta sul vecchio faro di Punta Grossa toglie il fiato.

Ma non è finita. Qualche giorno dopo vado a mangiare in un noto ristorante di San Antonio e dopo un’ottima cena faccio due parole col proprietario, ibizenco doc, che mi dice essere originario di San Vincente, precisamente della strada che porta al santuario della dea Tanit di Es Culleram. Gli racconto delle mie recenti escursioni in quelle zone e vedo che il suo volto cambia totalmente. Mi racconta che suo padre, pescatore, perdette la sua barca proprio nelle “secche” (sorta di zone dove affiorano gli scogli e creano quella schiuma che si vede a volte in mezzo al mare) in fronte al faro e che quel faro è “maledetto”. Pare infatti che il guardiano del faro si suicidò e fu quello il reale motivo per cui fu chiuso. Mi fa notare che mentre mi sta raccontando la storia, ha la pelle d’oca. Mi racconta inoltre che la grotta che ho scoperto, dal particolare nome di Clot des Llamp che nel dialetto ibizenco significa «Antro dei fulmini», fu usata negli anni di Franco dai contrabbandieri. Ci nascondevano di tutto, compresi copertoni delle auto che usavano per fabbricare scarpe.

Sono affascinato e stupefatto dall’incredibile susseguirsi degli eventi. Me ne vado con gli occhi che brillano e pensando che questo posto ha più storie nascoste di quante potessi immaginare.

Davide Traversa

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