Il déjà-vu

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Non vi è mai capitato di vivere una situazione per la prima volta e avere l’impressione di averla già vissuta?

Non vi è mai successo di visitare un luogo dove non siete mai stati e di ricordarne esattamente tutti i dettagli avendo la netta sensazione di esserci già stati?

A me sì…

Nel 1992 mi trovavo in vacanza a Parigi e vicino al Centre Pompidou, in place Edmond Michelet, ho vissuto un senso di familiarità incredibile con quel posto, come se lo avessi frequentato da sempre.

Il fenomeno di cui sto parlando, molto diffuso e studiato, prende il nome di déjà-vu “già visto”.

Scrisse Charles Dickens nel romanzo David Copperfield:

Abbiamo tutti qualche esperienza di una sensazione che proviamo di tanto in tanto, che ciò che stiamo dicendo o facendo è stato detto e fatto prima, in un tempo remoto, di essere stati circondati, in epoche passate e non ben definite, dalle stesse facce, gli stessi oggetti e le stesse circostanze, di sapere alla perfezione ciò che sarà detto poi, come se lo ricordassimo all’improvviso.

Il termine déjà-vu nasce nel 1896 dal filosofo francese Emile Boirac.

Il déjà-vu è stato analizzato da scienziati, filosofi, letterati, medici e psichiatri.

Il fenomeno sembra mettere in collegamento passato e presente, la memoria con l’esperienza.

Alcuni studiosi spiegano il déjà-vu con le esperienze già vissute attraverso i sogni, altri con forme di chiaroveggenza, ma sono state fatte molte altri ipotesi:

universi paralleli

viaggi fuori dal corpo

impronte di vite precedenti

La scienza indica con la parola déjà-vu la paramnesia, ovvero un ricordo errato o inesatto ed impropriamente localizzato nella dimensione spazio-temporale.

Può darsi ma tornando alla mia esperienza a Parigi, quello che non sono mai riuscito a spiegarmi è stato, non tanto il fatto di ricordarmi molto bene un luogo che non avevo mai visto prima, quanto la sensazione di familiarità molto forte, intima e personale con quell’ambiente.

Forse la spiegazione migliore rimane quella del film Matrix dove i protagonisti hanno il seguento scambio di battute:

NEO: Ah. Deja-vu.

TRINITY: Scusa, che hai detto?

NEO: Niente. Ho avuto un piccolo deja-vu.

TRINITY: Che cosa hai visto?

CYPHER: Che cosa?

NEO: È passato un gatto nero davanti a quella porta, e subito dopo un altro uguale.

TRINITY: Quanto uguale? Lo stesso gatto?

NEO: Forse. Non sono sicuro.

MORPHEUS: Switch, Apoc!

NEO: Che succede?

TRINITY: Un deja-vu è un’imperfezione di Matrix. Capita quando cambiano qualcosa.

TANK: Oh, mio Dio.

E a voi è mai capitato un déjà-vu ?

2 pensieri su “Il déjà-vu

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