Ibiza aeroporto e i misteri dell’aria

Per raggiungere Ibiza occorre attraversare due elementi: l’acqua e l’aria. Io ho viaggiato attraverso l’aria.

aeroporto ibiza

6:50 ottobre 2013. Fa freddo anche se non è ancora autunno inoltrato. Una leggera pioggia rende le luci della pista ancora più brillanti…

Il volo Easyjet in partenza da Milano Malpensa Terminal 2 inizia lentamente a rullare per seguire la sua rotta verso Barcellona. In cabina le luci sono soffuse, c’è silenzio e nessuno sembra prestare attenzione a una hostess che spiega le procedure da seguire in caso di emergenza.

Sono seduto accanto al finestrino. Non ho sonno. Sento i motori salire di giri e una brusca accelerazione mi incolla al sedile. Mi concentro sull’ala. Vedo la fusoliera inclinarsi di quarantacinque gradi e avverto un leggero senso di leggerezza e formicolio nello stomaco. Siamo in volo e le luci di Milano scompaiono quasi subito coperte da una foschia grigio scura.

Poco prima al duty free ho acquistato un libro su Ibiza. E’ la classica guida turistica con le foto, gli itinerari, gli indirizzi di dove mangiare e dormire, le cose da vedere, da fare e da evitare. Nell’ultima pagina c’è una tasca in plastica che contiene una cartina. Cerco di aprirla ma lo spazio tra un sedile e l’altro è troppo stretto. Riprendo la mia lettura mentre dall’esterno inizia a filtrare la luce del sole sopra le nuvole.

Un’ora circa di volo e atterriamo a Barcellona. Sono solo di passaggio, quel giorno non avrò il tempo di visitare la metropoli catalana. Peccato, anche se ho visto Barcellona diverse volte un altro giro me lo sarei fatto volentieri.

Il Terminal 1 dell’aeroporto di Barcellona è immenso; mi sembra un enorme centro commerciale. Ci dirigiamo all’esterno per prendere la navetta per raggiungere il Terminal 2 da dove partirà il nostro volo per Ibiza.

Due ore di attesa. Il T2 è decisamente più piccolo. Inganniamo il tempo facendo colazione con caffè e ciambelle al cioccolato. Fumiamo qualche sigaretta mentre io continuo a leggere la mia guida su Ibiza.

Volo Vueling Barcellona Ibiza. Stesse procedure ma questa volta c’è sole pieno e dal mio oblò si vede bene il mare. Le navi mi sembrano modellini e noto delle macchie biancastre che penso siano onde.

Il tragitto dura solo mezz’ora. Neanche il tempo di decollare e l’aereo è già in fase di atterraggio .

Sto ancora leggendo la mia guida quando il mio compagno di viaggio mi fa segno di guardare dal finestrino.

Dio, che spettacolo: è Ibiza.

Osservo la Isla dall’alto, vedo la città, il porto, le spiagge e poi l’aereo che scende sempre più di quota, si incanala parallelo a quello che mi sembra essere un promontorio. Faccio appena in tempo a notare rettangoli con i riflessi dell’acqua salmastra, le saline, mentre il velivolo tocca terra.

Il verde, il giallo e il blu. Sono questi i primi colori, con le loro sfumature, che immagazzino in memoria.

Scendiamo dall’aereo. C’è una leggera brezza che porta aroma di mare e salsedine. La pista mi sembra infuocata.

Avrei rivissuto quella scena più volte durante tutti questi anni.

L ‘ Aeropuerto de Ibiza San José fu aperto al traffico nel 1949.

Inizialmente la struttura era adibita a ricevere solo le linee nazionali per questioni tecniche e logistiche. Chi voleva raggiungere Ibiza doveva necessariamente transitare da un aeroporto spagnolo.

Il 15 luglio del 1966 a mezzanotte, l’ Aeropuerto de Ibiza San José viene ufficialmente aperto ai voli internazionali. Entra in funzione il nuovo ed unico Terminal con una pista prolungata di 2800 metri e nuove infrastrutture. Esso si compone di una torre di controllo, una centrale elettrica, postazioni di controllo, la dogana e un presidio di Polizia.

Il primo aereo che atterra appartiene ad una compagnia inglese, la BUA, proviene  da Londra, senza scali intermedi. Porta  75 viaggiatori  più equipaggio.

Ibiza è inserita nelle mappe turistiche mondiali e il nuovo aeroporto internazionale scatena l’attenzione dei media spagnoli.

Solo un anno dopo, nel 1967, lo scalo ibizenco sarà al sesto posto nella classifica degli aeroporti spagnoli come traffico ed importanza.

Per alcuni è l’inizio di una nuova era di opportunità legate al turismo, per altri è il principio di un declino che porterà troppa gente su la Isla.

L’apertura al mondo dell’aeroporto vuole il suo prezzo. Vengono espropriati terreni, viene modificata la viabilità e parte del territorio.

Le proteste dei nativi dell’Isola è ancora oggi tangibile.

Nei pressi dell’aeroporto si trovano un’iscrizione e un monumento.

Accadde questo: durante la costruzione dell’autopista la gente del posto protestó per mesi per gli espropri subiti, ci furono presidi, scontri con la polizia, arresti.

In tutto quel trambusto rimase in piedi solo una colonna tra tutte quelle abbattute per far posto alla nuova costruzione. Di questo cimelio ne hanno fatto un monumento.

Accadde questo: durante la costruzione dell’autopista la gente del posto protestó per mesi per gli espropri subiti, ci furono presidi, scontri con la polizia, arresti.

In tutto quel trambusto rimase in piedi solo una colonna tra tutte quelle abbattute per far posto alla nuova costruzione. Di questo cimelio ne hanno fatto un monumento.

L’iscrizione riporta in tono perentorio:

ci possono prendere le nostre case, ci possono prendere i nostri terreni, ma mai la nostra dignità.

L’aria, il trasporto aereo e un tragico mistero: quello dell’incidente aereo di Sa Talaia.

A parlarne è Davide Traversa:

«Come promesso, ritorno a parlare di Sa Talaia e di un misterioso incidente aereo avvenuto poco distante dalla collina più alta di Ibiza.

Sabato scorso mentre scendevo dalla cima, cercai di avventurarmi per la stradina che conduce a Ses Roques Altes, ma seguendo le istruzioni che avevo, non riuscii a trovarlo. La cosa strana è che nemmeno da Google Maps si riesce a vedere dove si trova questo luogo, che rimane all’interno di un fitto e oscuro bosco.

Non un’indicazione, un cartello, nulla. Decisi così di ritornarci qualche ora dopo, verso il tramonto, cercando di prendere più informazioni riguardo alla strada e questa volta ebbi successo. La cosa che più inquieta è il fatto che, ai piedi dell’altare e tutt’intorno, ci siano ancora frammenti dell’aereo.

Persino una cintura di sicurezza, che qualcuno ha appeso ad un albero. Volo IB602, questo era il codice del volo partito da Madrid (con scalo a Valencia) che il 7 gennaio del 1972 si schiantò con a bordo 104 occupanti tra passeggeri e equipaggio. Nessun sopravvissuto. Una tragedia che, per certi versi, ricorda molto quella di Superga e del Grande Torino. Anche qui condizioni atmosferiche avverse e un probabile errore umano. A quanto pare il pilota, con moltissime ore di volo alle spalle, peccò di troppa fiducia nelle sue capacità, facendo una manovra azzardata. Dalla scatola nera venne fuori una conversazione tra lui e il controllore di volo, un suo amico a quanto pare, riguardo a che doni gli avrebbero portato i Re Magi (in Spagna è l’equivalente della nostra Epifania) e che appena arrivati sarebbero andati a bersi una birra insieme. Poi il nulla. Questo ovviamente ha alimentato molte leggende. Anche gruppi di cercatori di fantasmi si sono recati di notte in questo luogo registrando fenomeni anomali. Quello che ho notato io è solo una strana energia negativa, tanto che dopo qualche foto di rito e un paio di sguardi intorno, ho girato i tacchi e sono ritornato da dove sono venuto».

Torno ancora a Ibiza e al mio primo viaggio. Quei tre giorni trascorsero in un istante ma dentro di me avevo la netta sensazione che quella breve visita non era un’esperienza di viaggio isolata ma si sarebbe trasformata in un percorso. Non mi sbagliavo.

Il mattino presto del quarto giorno un volo da Ibiza ci avrebbe portati a Barcellona dove il giorno dopo saremmo ripartiti per Milano.

Avevamo un giorno intero e una notte per stare nella capitale catalana e il piano era quello di sfruttare al massimo il tempo a disposizione.

Non era la prima volta che mi fermavo a Barcellona. In totale fino a quel momento ci ero stato nove volte.

Quella sera un amico originario di Barcellona ci portò a mangiare tapas in un bar appena dietro al quartiere gotico.

Un locale tipico di quella tipicità vera, autentica, non costruita su misura.

Chiudendo gli occhi sento ancora l’odore di fritto, birra, vino, vedo il bancone in metallo con gli sgabelli e l’enorme vetrina a forma di L dove erano disposte le tapas.

Al terzo giro di vino e di tapas mi accorsi che stavo pensando intensamente a Ibiza ed ecco arrivarmi la sua essenza lunga e prolungata, finalmente riuscivo non solo a percepirla ma a metterla a fuoco e a trattenerla dentro di me.

L’avevo lasciata da qualche ora e già avvertivo il forte desiderio di rivederla e di esplorarla.

Cosa che avrei fatto negli anni a venire.

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