La Processione delle Macchine a Vercelli

A Vercelli, come da tradizione secolare, il Venerdì santo si svolge la processione delle Macchine.

Il nome potrebbe trarre in inganno e per chi proviene da fuori è oggetto della classica domanda “Che cosa sono le Macchine ?”.

Stiamo parlando di uno dei riti religiosi più antichi di Vercelli…

L’atmosfera che si respira il Venerdì Santo alla Processione delle Macchine è estremamente suggestiva, mistica.  Il cielo primaverile al tramonto, le fioriture e le vie del centro illuminate sono una scenografia indimenticabile che portano alla preghiera e al raccoglimento.

Il rito rappresenta per la città Vercelli una tradizione secolare che si tramanda dalla seconda metà del XVII secolo, quando il vescovo Michelangelo Broglia (30 luglio 1663 – maggio 1679) istituì la processione del Venerdì Santo. Alle origini ogni confraternita possedeva una propria macchina realizzata appositamente per la processione del Giovedì Santo.

Che cosa sono le Macchine?

La  macchina è un gruppo statuario che rappresenta un momento della Passione di Cristo. Originariamente   il termine si riferiva alla barella per trasportare gli infermi. Successivamente “macchina” indicò sia la portantina e il basamento su cui veniva appoggiata la statua fino ad arrivare ad indicare l’intera struttura composta da basamento e statua.

Le Macchine quindi, in latino dette machinae. Già nella Roma antica vi era l’abitudine di portare in processione le macchine delle divinità pagane, donde il celebre detto latino deus ex machina.

Altro elemento fondamentale all’interno della Processione delle Macchine è l’opera delle Confraternite. Esse sono associazioni, riconosciute dalle autorità ecclesiastiche, costituite da laici credenti, finalizzate a opere di carità o a pratiche liturgiche i cui appartenenti, durante la processione, trasportano le macchine per le vie del centro cittadino; prima del 1759 ogni Confraternita portava in processione la propria statua. Fu la sera del Giovedì Santo del 1759 che sancì  il cambio dei confratelli per portare i gruppi scultorei.

Accadde poi, nel 1825, che  la Compagnia del Santissimo Crocifisso diede vita ad una processione autonoma con la quale gli appartenenti portarono il Crocifisso per le vie di Vercelli la sera del Venerdì Santo.

Si arrivò quindi ad avere due processioni: una il Giovedì Santo e l’altra il Venerdì Santo. La questione non era di poco conto.

Ad ovviare alla situazione ingarbugliata ci pensò l’allora vescovo Alessandro D’Angennes che con decreto datato 25 marzo 1833, riunì le due processioni in una sola che si sarebbe tenuta la sera del Venerdì Santo. La tradizione quindi  è stata tramandata e prosegue fino ai giorni nostri.

Torniamo alle Macchine. Esse raffigurano: “Gesù nell’orto degli ulivi” della Confraternita di Santa Caterina, “Gesù alla colonna” della Confraternita di San Sebastiano, “L’incoronazione di spine” della Confraternita di San Bernardino; “la Flagellazione” (Santo Spirito), “Ecce Homo” (Sant’Anna), “Gesù sulla croce” (Sant’Antonio), “Gesù morto” (Santo Spirito), “L’Addolorata” (Santo Spirito), “La Crocifissione” (conservata in Duomo).

Alcune curiosità.

La Macchina dell’Incoronazione di Spine che appartiene alla Confraternita di San Bernardino fu realizzata probabilmente dallo scultore Giovanni Martino Serzano, che enfatizzò molto l’aspetto particolarmente inquietante dei tre giudei che attorniano Cristo; fu donata nel 1734 da quattro membri della Confraternita per una cifra di circa 400 lire.

La Macchina della Confraternita di San Antonio che raffigura Cristo con la Croce è una delle sculture più antiche perché di certo esisteva già prima del 1759 anche se non si sa nulla sull’identità del suo autore. La statua di Cristo che viene raffigurato curvo sotto il peso della croce è alta un metro e cinquantacinque centimetri e nel corso di alcuni restauri, all’impianto scultore originario, sono stati sostituiti la croce e la vernice di copertura dell’intera statua.

La Macchina che raffigura Gesù nell’orto degli ulivi appartiene della confraternita di Santa Caterina che è la più antica di Vercelli e la statua, di cui rimane sconosciuto l’autore, è la più pesante da portare in quanto le statue raffigurate sono a grandezza quasi naturale.

Ecco le immagini:

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Fuji XT2 – obiettivo 27mm – simulazione pellicola Acros

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