Gian Luca Marino blog

Racconto storie, luoghi e persone attraverso fotografia, scrittura e mistero…

La fotografia per me è sempre stata un potente mezzo di comunicazione.

Il mio rapporto con la fotografia è intenso e quotidiano.

Pur essendo nato e cresciuto in un periodo dove il digitale non esisteva ancora, il mio primo vero approccio con la fotografia non è stato in analogico…

Ho tenuto in mano la prima reflex a pellicola, una Chinon che conservo ancora sulla mensola della mia scrivania, a cinque anni, per scattare le classiche foto delle vacanze al mare.

Non comprendevo bene cosa stavo facendo. Ricordo solo che mi piaceva andare al negozio per ritirare le stampe. Mi sembra di sentire ancora l’odore che aveva un non so che di chimico e la sensazione lucida e vellutata al tatto di quei rettangoli che contenevano frammenti della mia vita.

Poi sono arrivate le compatte, sempre a pellicola, di quelle che ti regalano alla comunione o alla cresima. Anche queste fotocamere mi sono servite per le pose che documentavano le mie vacanze, i compleanni e le ricorrenze.

Questo tipo di fotografia non è da sminuire, anzi, è fondamentale.

Dico questo perché, tutte le volte che rivedo gli album con le foto stampate, mi accorgo che esse hanno una grande impronta documentaristica. Si riprendeva la realtà così come era, senza fronzoli, senza filtri.

La svolta è arrivata anni dopo, in un luogo impensabile.

Mi trovavo a seguire un gruppo speleo archeologico nelle cripte di un’antica chiesa. Un ambiente sotterraneo particolare con enormi sepolture di ossa dove, al centro, c’era un pozzo.

I fotografi del gruppo stavano armeggiando con una reflex digitale impegnati ad impostare i parametri di scatto per immortalare al meglio il pozzo.

Rimasi incuriosito ed entusiasmato di quel lavoro e sbalordito vedendo i risultati una volta scaricati i file su un computer.

Da quel giorno la fotografia non mi abbandonò più.

Ho acquistato nel 2006 la mia prima macchina fotografica in u negozio nel centro di Torino che adesso non esiste più.

Ricordo ancora il mio primo scatto: un notturno dove compariva un tram che scaricava i passeggeri in una piazza. In post produzione lavorai il file jpeg in modo che il tram rimaneva rosso e il resto della composizione in bianco e nero. Un risultato imbarazzante che però conservo ancora con affetto.

Il mio primo libro di fotografia sul quale studiai fu il manuale della macchina fotografica. Seguirono poi moltissima altri libri, di tecnica e di cultura fotografica. Tanti scatti, i lavori per i giornali, la partecipazione ai workshop e le uscite soprattutto in ambiente urbano.

La scrittura mi appartiene, sin da bambino, come la lettura, che è altrettanto fondamentale e propedeutica.

Non so descrivere di preciso quando provo quando scrivo. So solo che la mano fluisce sul foglio o sulla tastiera in sintonia con mente e spirito.

E poi c’è il mistero.

“Tu credi ai fantasmi? Ai dischi volanti? Alle streghe? Ai mostri? Tu davvero credi a tutte queste cose?”

Durante gli incontri in occasione delle presentazioni dei miei libri, per strada, con gli amici o durante momenti conviviali, mi sono sentito rivolgere sovente queste domande.

Interrogativi leciti, senza ombra di dubbio. Peccato che, a mio modo di vedere, non ha molto senso porre la questione in questi termini perché non si tratta di “credere” o “non credere”, si tratta di capire.

Comprendere il motivo per cui se i fantasmi non esistono, in ogni tempo, cultura, luogo, esistono storie di spettri, testimonianze orali e scritte che parlano di apparizioni sinistre e spaventose.

Capire perché il mondo è pieno di leggende che raccontano di streghe, fate, folletti, elfi, mostri e demoni.

Chiedersi come mai, da tempi remoti, come narrano le cronache, fino ai nostri giorni, in cielo si osservano oggetti dalla svariate forme, infuocati, velocissimi, sfuggenti al di là delle leggi conosciute della fisica.

Il mistero, nelle sue varie forme e declinazioni, è una condizione che appartiene, sin dalle origini, all’essere umano.

Personalmente non amo il sensazionalismo, tantomeno penso di essere un credulone ma nemmeno un fanatico al contrario.

La mia missione, quella che sento più mia, è quella del cronista, del narratore del reporter.

Poi ci sono quei meravigliosi strumenti antropologici che sono le leggende le quali hanno la sottile ma profondissima capacità di farci sondare gli abissi del mistero grazie al loro fascino e alle loro suggestioni.

Desidero riportare qui lo scritto dell’antropologo Massimo Centini chedescrive alla perfezione il mio personale approccio all’affascinante quanto complesso universo del Mistero:

“Ci sono luoghi, vicende e personaggi che risultano circondati da un’aura che non è corretto definire esclusivamente misteriosa. Infatti hanno in sé qualcosa che sembra trattenere frammenti di una conoscenza antica, caratterizzata da un sapere in cui storia e filosofia, fisica e metafisica, si amalgamano indissolubilmente.

Quel «qualcosa» è l’anima del linguaggio esoterico che ha la prerogativa di raccontare storie parallele, offrendoci così l’opportunità per andare oltre l’apparenza delle cose. Con l’esoterismo vi è quindi modo di penetrare in una dimensione che ci prospetta angoli di lettura insoliti e alternativi al piano della realtà”.

Ecco io sono tutto questo…

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